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I cereali integrali: perchè preferirli a quelli raffinati

CRESCIBIO

È ormai opinione comune che sia da preferire l’utilizzo di cereali integrali a quelli raffinati anche nell'alimentazione dei bambini, ma perché?

Per i bambini da 0 a 2 anni

In primo luogo, i cereali integrali contengono fibre che, non essendo digerite dal nostro organismo, contribuiscono ad aumentare la massa fecale e all’accelerazione del transito intestinale. I beta-glucani, fibre solubili contenute soprattutto in orzo e avena integrali, contribuiscono a mantenere normali i livelli di colesterolo nel sangue e a ridurre la glicemia dopo un pasto.

L’altro fattore importante è la presenza di vitamine e minerali, presenti nella crusca e nel germe del chicco. Per esempio, bastano 54 grammi di crusca ad apportare l’intero consumo di riferimento (una volta si chiamava RDA, razione giornaliera raccomandata) di niacina (vitamina PP) e oltre l’80% di tiamina (vitamina B1).

I cereali integrali sono consigliati anche ai bambini, ma con le dovute precauzioni: bisognerà tener conto del fabbisogno raccomandato di fibre (vedi LARN). Durante lo svezzamento non si dovranno superare i 5 grammi, questo perché l’intestino del neonato, abituato al solo latte, non è ancora ben formato e potrebbe sviluppare coliche o stipsi. Meglio iniziare con pappe di cereali tostati senza glutine come il miglio, il riso, il mais o di non cereali come il grano saraceno, la quinoa e l'amaranto.

Per i bambini da 3 a 5 anni

Dopo i due anni, invece, via libera ai chicchi integrali. Si potrà proseguire, quindi, con orzo, farro, avena, segale, evitando di consumare solo pasta di semola di grano duro (anche se integrale), il cui eccesso potrebbe contribuire alla comparsa di allergie e intolleranze. Le proposte possono essere le più diverse: dalle minestre alle polpette (anche con legumi), dai cereali spadellati con verdure ai vari “-otti” come orzotto, migliotto, farrotto e saraciotto ovvero chicchi cotti con la ricetta del risotto all'italiana.