Prodotti
Categorie

I test per le intolleranze alimentari nei bambini

CRESCIBIO

Sempre più spesso sentiamo parlare di bambini soggetti a intolleranze alimentari. Da non confondere con le allergie, i metodi per identificarle sono meno sicuri di quanto potremmo aspettarci. Ma come nascono e come possiamo comportarci per prevenirle?

Cosa sono le intolleranze?

Le intolleranze alimentari sono manifestazioni diverse dalle allergie: le allergie coinvolgono il sistema immunitario (produzione di anticorpi IgE) e i sintomi si presentano immediatamente, mentre per le intolleranze i meccanismi non sono ancora chiariti.

Sembra possano essere coinvolti anticorpi IgA e IgG, ma anche, e soprattutto, un’infiammazione minima persistente dell’intestino che si estende, nel tempo, anche ad altri distretti del corpo (sistema nervoso, pelle, ecc.) provocando sintomi a distanza.  Ancora diverse sono le intolleranze al lattosio, che dipende solamente dalla carenza dell’enzima lattasi, e la celiachia, che invece è una malattia autoimmune.

I sintomi

Le intolleranze possono presentarsi fin dai primi anni di vita e dar luogo a fastidiosi disturbi che, nei bambini, si manifestano spesso con dermatiti, disturbi del sonno e mal di pancia; crescendo si può aggiungere anche stanchezza immotivata, mal di testa, tosse, sinusiti, otiti, muco ricorrente, dolori articolari e muscolari, afte e ancora difficoltà di concentrazione e di memorizzazione, ansia, depressione, psoriasi, tachicardia, extrasistoli, gastrite, colite, gonfiore addominale e chi più ne ha più ne metta!

I vari tipi di test

I test per la diagnosi di intolleranze sono tanti, ma nessuno è validato scientificamente. In commercio troviamo il test del capello, test bioenergetici (simili a un elettrocardiogramma eseguito sulle dita della mano), test kinesiologici in cui si valuta la forza muscolare, test con prelievo di sangue che analizza in alcuni casi la presenza di anticorpi (IgA e IgG) e in altri la reazione dei neutrofili (globuli bianchi) al contatto con estratti di cibo . Il problema, spesso, è che i risultati del test risultano diversi anche in base all’operatore che lo esegue… Come barcamenarsi, quindi, tra tutte queste incertezze?

Se decidete di eseguire un test, cercate un operatore con esperienza pluriennale. Possiamo anche scegliere il test in base all'età del bambino:

- sotto i 18 mesi meglio, scegliere il test del capello, meno invasivo, o il test kinesiologico o elettrico, che verranno effettuati da un operatore che conosce questa modalità di test sulla mamma mentre tiene in braccio il bambino

- sopra i 18 mesi, spesso, si riesce spesso a eseguire il test direttamente sul bambino.

I test che prevedono un prelievo del sangue sono invece sconsigliati per la loro invasività.

Il test meno costoso e più efficace sarebbe, in realtà, la dieta a esclusione (eliminare completamente un alimento alla volta, per esempio i latticini, compresi gli alimenti che li possono contenerne in forma “nascosta” sotto la dicitura “proteine del latte”, “caseine”, “lattosio” ecc.) e valutare lo stato del bambino dopo non meno di 15 giorni. Il problema è che anche sgarri che sembrano insignificanti possono inquinare i risultati; il test, quindi, è abbastanza semplice da effettuare solamente nei bambini in fase di svezzamento.

Un sostegno dall’alimentazione

In ogni caso è di fondamentale importanza abituare i bambini a consumare più volte al giorno alimenti che contribuiscono alle normali funzioni del sistema immunitario, come quelli contenenti vitamina A, vitamine B6 e B12, vitamine C e D, ferro, folati, rame, selenio e zinco, così come quelli che contengono fibre (di frumento, di segale), che hanno effetto sulla funzione intestinale.