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Composta di Albicocche Ecor

Dalla nostra Filiera, tutto il sapore della nostra Italia

L’albicocco appartiene alla famiglia delle Rosacee, la stessa di prugne, pesche e ciliegie e sembra sia arrivato in Europa ai tempi dei Romani. 

Il suo frutto, l'albicocca, è apprezzato per il sapore deliziosamente dolce. Tipico della stagione estiva, matura nei mesi di giugno e luglio; è buona al naturale o sciroppata e può diventare protagonista di macedonie, confetture, gelatine, succhi e deliziosi frappè o smoothie.

Le varietà in Italia possono essere tante: qual'è la tua preferita?

Chi produce le albicocche per la composta a Marchio Ecor?

Ci racconta Enrico Lacava, dell’azienda omonima, situata in Metaponto (MT): “le nostre albicocche sono in una zona particolarmente vocata alla coltivazione delle drupacee. In antichità le albicocche erano coltivate in consociazione con altre drupacee o come alberi isolati; per renderle più longeve si usavano portainnesti ottenuti dalle drupacee spontanee, in genere prugnoli selvatici raccolti nei boschi. Questi portainnesti conferivano loro longevità, produzioni unitarie di tutto rispetto, fino a cento chili per pianta, ma soprattutto permettevano di raggiungere e superare i dieci metri di altezza;, dimensioni ragguardevoli se si pensa che oggi le piante in coltivazione specializzata non superano i quattro metri.

 L’azienda è posizionata in una zona valliva, anticamente il letto di un fiume, a solo 2,5 chilometri dalle spiagge del Mar Jonio, con un clima mediterraneo con precipitazioni concentrate nel periodo invernale, estate asciutta, calda e spesso siccitosa. Nei dintorni dell’azienda vi sono prevalentemente seminativi e numerosi filari di eucaliptus posizionati sui bordi dei canali. L’azienda si trova vicinissima, circa trecento metri, agli scavi archeologici di Metaponto.  

L’estensione totale dell’azienda è di 43,25 ettari di cui circa 9 ettari ad albicocche. La conduzione aziendale è con manodopera familiare e manodopera esterna specializzata.
Tutta la superficie aziendale è condotta con pratiche di agricoltura biologica, sia le albicocche che gli agrumeti che i seminativi. Nelle arboree si fa ricorso all’inerbimento con trinciatura della vegetazione a fine primavera, mentre per i seminativi si adotta la rotazione triennale con il grano intercalato da leguminose.
 
Le rese dell’albicoccheto in questo contesto non superano mai le 30 ton per ettaro, rispetto al convenzionale sono inferiori in media del 20%; in alcuni anni questa differenza si accentua a causa degli attacchi tardivi di patogeni fungini che compromettono la produzione nella fase di invaiatura, non utilizzando sostanze chimiche di sintesi.

Ho constato la possibilità di condurre azienda senza il ricorso a prodotti chimici di sintesi sperimentando prima su un’area ridotta e poi convertendo l’intera superfice. La motivazione alla base della mia scelta è stata quella della riduzione, e poi dell’abbandono, dei prodotti chimici di sintesi per la salvaguardia della salute della manodopera e dell’ambiente” 

Il contadino consiglia:

“sin dall’antichità le albicocche sono sempre state usate per consumo fresco essendo un frutto precoce rispetto alla frutta estiva; spesso venivano trasformate in marmellata soprattutto sul finire della stagione quando la produzione diventava quantitativamente più rilevante e i frutti andavano rapidamente in sovra-maturazione a causa delle temperature estive. Raramente si ricorreva alla disidratazione dei frutti effettuata direttamente al sole”.