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Home /  Il biologico secondo noi /  Agricoltura biodinamica, una risposta alla crisi

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Sono tempi di grande fermento per l’agricoltura.
Sta diventando una risorsa per la crisi e un’occasione per trattenere i tanti talenti in fuga. Così gli agricoltori cambiano: aprono le porte delle loro aziende, studiano, insegnano. Si impegnano per l’innovazione, e scelgono sempre più l’agricoltura biologica e biodinamica.

È una scelta di rottura: rompere con l’isolamento provocato da prezzi ingiusti e dai cambiamenti climatici; con l’invasione del cibo spazzatura; con le politiche dissennate sul territorio. Ed è una risposta alla progressiva chiusura delle aziende agricole (29 mila in meno in Italia solo nel 2014), al progressivo consumo di suolo e all’uso di sostanze chimiche potenzialmente pericolose (il glifosato, principale erbicida in uso, è stato dichiarato probabile cancerogeno da importanti centri di ricerca).

Gli istituti tecnici e le università di agraria sono oggi ai massimi storici per iscrizioni.
Ad affollarli sono giovani impegnati, che trovano però poco a riguardo dell’agricoltura biologica e biodinamica. Gli agricoltori sono nelle stesse condizioni. Se vogliono ottenere il patentino per l’acquisto di fitofarmaci bio, necessario dallo scorso novembre, sono obbligati a frequentare un corso dove si insegna anche l’uso dei pesticidi industriali. Non hanno alternativa.

Invece un fenomeno così in ascesa avrebbe bisogno di essere sostenuto con ricerche, piani di insegnamento, investimenti. Lo stato del clima e la complessità dell’economia agraria richiedono un tale impegno, che forse solo il convergere di tante culture può aiutare a comprendere.

di Fabio Brescacin, Presidente di EcorNaturaSì

Articolo tratto dal Corriere della sera del 31/03/16 >> LEGGI L'ARTICOLO INTEGRALE

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