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Home /  Il biologico secondo noi /  Perchè ci si ammazza di fatica nei campi di pomodori?

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Primo: la perdita di una cultura agricola che è sempre stata la base della nostra civiltà. 

La nobiltà e la complessità del lavoro agricolo, il suo essere inserito nel ritmo delle stagioni, la cura e la comprensione del suolo come essere vivente, la cura del mondo vegetale nelle sue diverse qualità di Vita e quella dell'animale con la sua sensibilità, il rispetto e la dignità del lavoro, sono stati sostituiti da un pensare materialista falsamente scientifico che concepisce un’azienda agricola semplicemente come una realtà produttiva, con le logiche della produzione industriale, senza tener conto che fare agricoltura significa operare con le forze e le leggi della Vita e non con le semplici leggi della materia inanimata. Questo ha portato a una mentalità che ha privato gli agricoltori di una vera conoscenza e di una vera motivazione che andasse oltre le logiche della sola tecnica e del solo profitto. Il che, in primis, ha privato le campagne di persone motivate e consapevoli, al punto che oggi noi occidentali spesso non sappiamo più lavorare in campagna e dobbiamo avvalerci di persone che un rapporto con la Terra e gli animali lo portano ancora in sé come forza e tradizione ancestrale. 


Secondo: abbiamo assistito negli ultimi anni a un enorme pressione al ribasso dei prezzi agricoli. 

I commercianti fanno la guerra dei prezzi, cercando di conquistarsi consumatori inconsapevolmente loro complici, con tagli di prezzo di vendita che creano una pressione esasperata, che ha inesorabili ricadute sul prezzo d’acquisto del latte, dei cereali, degli ortaggi e della frutta. Oggi in campagna un kg di grano convenzionale è pagato circa 20 centesimi (con esso si produce un chilo abbondante di pane), un litro di latte circa 35 centesimi, un kg di pomodori 8 centesimi. Con questi prezzi, utilizzare tutti i mezzi possibili per sopravvivere, compresi concimi, veleni, sementi OGM e manodopera a basso prezzo può non essere cinismo, ma necessità di sopravvivenza. 

La conclusione è che della situazione che sta emergendo ora, ed è bene che emerga, il responsabile non è solo il contadino che usa i braccianti in nero a basso costo e che non è in grado, culturalmente, di fare il salto verso un’agricoltura diversa, o il caporale che se ne approfitta, o i commercianti senza scrupoli, o le multinazionali della chimica, o le facoltà agricole delle università: siamo tutti noi che abbiamo aperto le porte, inconsapevolmente, a un pensare morto e che partecipiamo a un sistema economico che alimentiamo continuamente con le nostre scelte che non si chiedono cosa stia dietro un prodotto e dietro il suo prezzo. 

Nel 1922, in un corso agli economisti, Rudolf Steiner, al quale dobbiamo il primo impulso per un’agricoltura che oggi definiamo ecologica e un approccio a un pensare vivente nei confronti della Natura e del Cosmo, esordiva evidenziando come il prezzo fosse l'elemento fondamentale di una sana economia. 

Dobbiamo lavorare intensamente e consapevolmente alla definizione, al rispetto e alla responsabilità verso il GIUSTO PREZZO

Dobbiamo essere consapevoli che sono fonte di malattia economica e sociale sia un prezzo alto, che alimenta l'egoismo del produttore, sia un prezzo basso che alimenta l'egoismo del consumatore. In ultima analisi, dobbiamo prendere coscienza che è ogni singolo individuo, con le sue quotidiane scelte di acquisto, il vero elemento propulsore dell'economia. 

Solo un consumatore consapevole, che s’informa e pretende di sapere, eviterà l'avvelenamento della Terra, la distruzione dei suoli e del paesaggio agrario, l'avvento degli OGM, la degradazione degli animali e la morte di fatica nelle campagne. 

Solo consumatori consapevoli potranno sostenere il salto culturale di agricoltori ancora vittime di una tecnica e di un’economia ecologicamente e socialmente aberrante e velenosa,. Dobbiamo diventare tutti partecipi di un nuovo rinascimento agricolo, attraverso un’ampliata conoscenza, l’amore per la Terra e per la Natura e una nuova coscienza economica, che intende pagare a tutti un giusto prezzo per un giusto prodotto. 

Chi tra noi ha accettato, o peggio ancora richiesto, un prezzo basso, senza conoscerne i dettagli e le conseguenze, deve sentirsi colpevole se le persone muoiono nei campi raccogliendogli i pomodori. Ognuno di noi può e deve essere partecipe della creazione, attraverso una rinnovata agricoltura, di una nuova Natura e di una nuova Vita sociale che stanno già germogliando in molte realtà agricole e commerciali, partendo dalla consapevolezza del GIUSTO PREZZO

Il compito oggi è sempre più quello di promuovere e sostenere realtà agricole che creino nuovi organismi naturali e sociali. Anche noi di EcorNaturaSì vogliamo dare il nostro contributo per essere partecipi di questo nuovo Rinascimento che, dalla Terra, irradierà inesorabilmente in ogni altra realtà economica e culturale e dal quale partirà il vero rinascimento di tutta la nostra civiltà. 

Fabio Brescacin ( Presidente EcorNaturaSì Spa )


P.S. In realtà, proprio in Puglia, esiste un “sano” bracciantato. Ci sono squadre bravissime di persone specializzate in agricoltura che possono essere assunte regolarmente dalle aziende a cui offrono il contributo di una manualità agricola e di una competenza ormai rare da trovare. Affinché queste persone possano essere dignitosamente retribuite, i prezzi dei prodotti agricoli devono essere adeguati. 

 

Come EcorNaturaSì, noi reputiamo che per i prodotti della nostra filiera un chilo di grano tenero biologico non possa essere pagato agli agricoltori sotto i 40 centesimi; un chilo di pomodoro bio da salsa raccolto a macchina, non possa andare sotto i 25 centesimi e un litro di latte bio debba essere pagato alla stalla almeno 70 centesimi. Dovremmo impegnarci insieme e creare una consapevolezza che possa permettere di portare questi prezzi anche ben oltre l’attuale livello. 

Pochi centesimi alla produzione rappresentano la vita o la morte di un’azienda e la possibilità o meno di investire per il futuro, incidendo ben poco sul prezzo finale del prodotto.

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Un prezzo troppo basso è iniquo, così come un prezzo troppo alto.

Il prezzo basso rispecchia l’egoismo di chi acquista, il prezzo alto quello di chi vende. Una sana agricoltura che rispetti la natura, le persone che vi lavorano, che sia una sana prospettiva per i giovani, che si prenda cura del paesaggio, che rispetti gli animali, che curi la fertilità del terreno per le generazioni future è possibile solo se agli agricoltori viene riconosciuto un giusto prezzo.

Chi opera da intermediario, occupandosi del servizio e della logistica deve fare in modo che il giusto prezzo per l’agricoltura non sia penalizzante per il consumatore.

Affinché un prodotto bio di qualità rispecchi tutto ciò, noi di EcorNaturaSì vi proponiamo una gamma di prodotti BIO PER TUTTI essenziali affinché il prezzo sia giusto per il produttore e per il consumatore e il maggior numero di persone possa accedere a prodotti sani per la salute della terra e di tutta la comunità economica e sociale.

Fabio Brescacin
Presidente di EcorNaturaSì S.p.A.
 

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Il primo elemento su cui lavorare per giungere a un risanamento economico della società in generale e dell’agricoltura in particolare è quello del giusto prezzo.

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Caro cliente,
la ringraziamo per aver fatto la spesa nel nostro negozio e in occasione dei nostri 30 anni di attività, ci rivolgiamo a Lei per raccontarLe chi è l’azienda che Le ha fornito i prodotti e quali sono i principi che ispirano la sua attività.

Abbiamo iniziato nel 1985 con un piccolo punto vendita cooperativo a Conegliano Veneto. Lo scopo non era il commercio per un profitto fine a se stesso, bensì fare qualcosa al servizio dell’agricoltura biodinamica e biologica.

Due anni dopo creammo una cooperativa agricola nelle colline di Conegliano (Treviso) per rafforzare il nostro legame con l’agricoltura. Oggi questo piccolo lembo di terra è ancora un baluardo di una sana agricoltura nelle colline di Conegliano Valdobbiadene dominate dalla monocoltura del prosecco.

Sempre nel 1987 nacque l’attività di distribuzione per servire, soprattutto con prodotti freschi, i primi negozi bio che nascevano in quegli anni e per dare sfogo alle produzioni dei primi agricoltori pionieri dell’agricoltura biologica e biodinamica in Italia.

Nel 1998 quattro realtà storiche del bio si fusero per dare un servizio migliore e meno costoso ai negozi specializzati e nacque Ecor che nel 2005 iniziò il processo di fusione con NaturaSì per poi dare origine, nel 2009, ad EcorNaturaSì S.p.A. I fondatori iniziali, mossi da un ideale e non da interessi privatistici, decisero di mettere la maggioranza delle azioni in una Fondazione di partecipazione no profit: la Libera Fondazione Antroposofica Rudolf Steiner.

Oggi, quindi, la maggioranza delle azioni di EcorNaturaSì è detenuta da una Fondazione no profit che guida e sostiene l’iniziativa e ne assicura la coerenza con gli ideali fondativi. Nel 2012/2013 il capitale è stato aperto ad altri soci che condividono con l’azienda le linee direttive e i principi ispiratori.

La Fondazione destina la sua quota parte di profitti ad opere sociali, in particolare a sostegno dell’agricoltura biodinamica e della pedagogia SteinerWaldorf.

Tre sono da sempre gli obiettivi della Fondazione e di conseguenza di EcorNaturaSì a questo proposito:
 
  1. Fornire alle persone un cibo sano
  2. Sostenere una sana agricoltura
  3. Creare un’economia con principi di fratellanza e di rispetto per l’essere umano.

In questa direzione, senza togliersi la responsabilità di errori e falle di percorso, abbiamo sempre lavorato in questi anni e intendiamo operare, con il supporto e la collaborazione anche dei nostri clienti. In particolare intendiamo continuare a lavorare intensamente sulla QUALITÀ dei prodotti e quindi necessariamente sulla pratica agricola. A questo proposito abbiamo un gruppo di agronomi specializzati che supportano le aziende agricole nostre fornitrici, per avere un prodotto sempre migliore che sia la base della nostra salute, ma anche per sostenere un’agricoltura che risani la terra, le piante, gli animali ed il paesaggio rurale.

Di anno un anno una quota crescente dei prodotti che vi proponiamo arriva dai nostri agricoltori, con i quali coltiviamo un rapporto di sostegno reciproco da anni ed ai quali cerchiamo di garantire un GIUSTO PREZZO per i loro prodotti.

Le nostre aziende sono sempre aperte alle vostre visite ed un’immagine di esse la potete trovare nei video pubblicati sul sito NaturaSì alla sezione “Terre di Ecor”.
 
  • Intendiamo continuare a sostenere e promuovere la CULTURA, non solo alimentare o agricola, ma la cultura in generale, consapevoli che il biologico ed il biodinamico sono innanzitutto una scelta culturale, prima ancora che economica ed ambientale, e che una sana alimentazione, così come una sana pratica agricola, sono le basi necessarie per una rinascita culturale e spirituale di ogni essere umano e dell’umanità nel suo complesso.
 
  • Intendiamo continuare ad operare per la creazione di una COMUNITÀ di persone consapevoli che operino fraternamente in ambito economico per la salute individuale, ambientale e sociale.

Reputiamo che una nuova consapevolezza economica basata sul senso di fratellanza e sul riconoscimento che in ambito economico ognuno ha bisogno dell’altro e ognuno deve sostenere l’altro, debba essere la base di un nuovo rapporto e di una nuova alleanza tra produttori, commercianti e consumatori che collaborano per la salute della Terra e di ogni essere umano.

Siamo consapevoli che questi ideali possono essere perseguiti solo insieme in una relazione trasparente, basata sulla reciproca fiducia e sulla collaborazione non egoistica tra chi produce, chi commercializza e
chi consuma.

La ringraziamo di cuore per il Suo atto di acquisto, che a volte attraverso il sacrificio economico, permette a questo processo di manifestarsi e a questi ideali di essere perseguiti, con sempre maggiore coerenza
e consapevolezza.

Grazie per essere parte della nostra Comunità.

Saremo lieti di ricevere i suoi commenti, può scrivere a newsletter@naturasi.it.

Fabio Brescacin
Presidente di EcorNaturaSì S.p.A.

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Per fornire dei dati trasparenti, il prezzo in origine a cartone (18 kili) delle banane bio Fairtrade peruviane è di 13,60 dollari (USD) e quello della filiera bio colombiana di 11,90 dollari (USD) il cartone.

I prezzi segnalati dalla testata Internazionale per le banane provenienti dalla Repubblica Dominicana sono di 7,5 dollari (USD) per il convenzionale e di 9,6 dollari (USD) per le banane biologiche ed equosolidali.

Un ulteriore merito alle nostre filiere è che anche in questi ultimi periodi, costellati da emergenze climatiche e carenza di prodotto, i nostri progetti di banane che continuativamente e da anni supportiamo con i nostri acquisti settimanali, hanno risposto egregiamente garantendoci tutti i volumi da noi richiesti. Questo è il risultato di un rapporto trasparente e reciprocamente onesto e sincero costruito in questi anni di comune lavoro.

Nel vedere situazioni in cui coltivazioni tropicali così fragili, sia dal punto di vista ambientale che sociale, devono convivere con la promiscuità del convenzionale che non tutela i parametri minimi di sostenibilità dei lavoratori, ci fa sentire fortunati. 

Siamo consci, infatti, che conoscere direttamente i produttori tramite visite, incontri e condivisione dei progetti sociali delle comunità in cui vivono, sia più importante di una numerosa, seppur necessaria, serie di certificazioni. 

Vi invitiamo, quindi, non solo a voler essere sempre più informati e giustamente attenti rispetto a quanto ci propongono i mass media, ma a prendere tutto ciò con discernimento nella certezza che i nostri progetti, benché distanti, contengono i principi che vorremmo che, trasversalmente, ogni produttore “contadino del mondo” coltivi.

Questi valori sono alla base della nostra Missione, in quanto convinti sostenitori di una sana agricoltura che guardi al futuro. Tutto questo sarà possibile non solo se ci saranno bravi agricoltori coscienti, ma se essi saranno sostenuti da un commercio più lungimirante ed equo e da consumatori consapevoli.

Fabio Brescacin
Presidente EcorNaturaSì

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A seguito delle comunicazioni dei giorni scorsi riguardo alla fragilità e alle incongruenze di diverse filiere di banane anche provviste di “fior di certificazioni” sia sociali che ambientali come ad esempio la puntata di Rai 3 "Indovina chi viene a cena" del 24/04/2017 o il pezzo “Chi paga il conto per le banane equosolidali?” pubblicato sull’Internazionale da Stefano Liberti, ci preme sottolineare quanto le nostre filiere sudamericane di banane e non solo (zenzero, curcuma, pere, mele, zucchero, ecc.), garantiscono prerogative ben diverse da quelle illustrate in questi ed altri report giornalistici.

Le nostre aziende fornitrici sono vagliate non solo da enti di certificazione terzi, ma anche con frequenze regolari, dai nostri buyers, dagli esperti della qualità e dagli agronomi dello staff del Settore Agricolo di EcorNaturaSì.

Tutte queste figure di EcorNaturaSi visitano i fornitori, in Italia come all'estero, sempre con la massima attenzione per garantire il rispetto dei disciplinari biologici e degli aspetti etici e sociali. Ogni volta che visitiamo questi progetti lontani, torniamo rinfrancati nel vedere come l’agricoltura biologica/biodinamica e il sociale possano non solo convivere ma dare un significato sia al produttore che a noi negozianti e consumatori.

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