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Biodiversità

Impegno

Biodiversità per NaturaSì significa sostenere le aziende agricole che si prendono cura dell’ambiente, inteso come terreno, piante e animali, nella diversità delle forme di vita.

Crediamo in un’agricoltura intesa come un autentico organismo agricolo vivente, in cui i diversi elementi – coltivazioni, allevamento animale, aree per la tutela della biodiversità – siano in equilibrio tra loro. Partendo da questo presupposto, le nostre aziende agricole hanno il dovere di preservare, o ricreare, tale equilibrio, necessario a preservare l’ambiente e le risorse della Terra per le generazioni future. Per questo, è fondamentale che almeno il 10% delle loro superfici siano dedicate allo sviluppo di flora e fauna autoctona con siepi, boschetti, fasce a inerbimento permanente e/o temporaneo, laghetti collinari e/o zone umide: durante le visite periodiche dei nostri agronomi, monitoriamo che questi parametri di biodiversità vengano rispettati.

 

Il nostro percorso

Considerando solo 100 delle 300 aziende agricole della rete NaturaSì, a oggi gli spazi destinati a queste aree naturali coprono 3.600 ettari della superficie agricola. Un piccolo patrimonio di biodiversità che dà rifugio a impollinatori e insetti, un’oasi naturale diffusa, grande quanto 3.600 campi da calcio e composta da boschi, stagni, alberi in cui hanno fatto capolino piante e animali che non si vedevano da tempo, come il barbagianni, la testuggine palustre europea, la rarissima felce Marsilea. Ma a guadagnarne non è esclusivamente l’equilibrio ambientale e naturale: solo il lavoro degli insetti impollinatori vale nei campi europei 15 miliardi di euro l’anno e garantisce la riproduzione dell’84% delle piante coltivate. Nel 2019 è stato rifinanziato il progetto europeo “Life Impollinatori” a cui NaturaSì partecipa insieme all’Università di Venezia, alla Regione Veneto, alla Regione Friuli e alla Regione Aragona in Spagna. L’obiettivo è quello di destinare ulteriori 3 milioni di euro alla creazione di zone verdi nelle aziende agricole per aumentare la biodiversità e stimolare l’impollinazione anche attraverso la cura delle api e degli spazi per accoglierle. 

Progetti speciali

Grazie al ripristino ambientale, alla creazione di siepi e laghetti e all’utilizzo di pratiche agronomiche naturali, riappaiono nei campi numerose specie di animali e vegetali. È il caso dell’azienda agricola biodinamica San Michele a Cortellazzo (VE) e del suo progetto Biodiversità, lanciato nel 2014 in collaborazione con NaturaSì, che ha visto ripopolare i suoi 143 ettari da 11 specie diverse di uccelli, in un’area precedentemente coltivata col metodo intensivo a mais e soia. Hanno trovato rifugio nei campi bio il barbagianni, il gufo comune e l’upupa, e ancora rettili come la testuggine palustre europea, mammiferi come la volpe, il tasso e gli scoiattoli, la ghiandaia marina e il picchio rosso maggiore. Un percorso che, secondo il responsabile del progetto biodiversità Fabio Dartora, “è andato al di là delle aspettative. Qui si registra sempre più una presenza faunistica difficilmente osservabile nelle aziende limitrofe. Non solo per il numero di specie, ma anche per la qualità della loro esistenza. Il percorso sulla biodiversità che stiamo facendo con NaturaSì va in questa direzione, perché le aziende agricole diventino sempre più un luogo dove l’interazione della fauna con il paesaggio sia armonica ed equilibrata”. 

L’azienda agricola biodinamica si estende per circa 500 ettari e comprende otto laghetti collinari in grado di ospitare diverse specie di uccelli, preservando anche un habitat acquatico importante per l’agricoltura. L’azienda sperimenta ogni anno circa 50 linee di cereali particolarmente resistenti ai cambiamenti climatici: un successo in termini di biodiversità agricola, visto che su scala planetaria, la nostra alimentazione è basata solo su cinque piante alimentari e su una limitata disponibilità di varietà all’interno della stessa specie. Succede anche grazie al contributo della Fondazione “Seminare il futuro”, composta tra gli altri anche da NaturaSì e Gino Girolomoni Cooperativa Agricola. Un gruppo di lavoro che ha iniziato a selezionare varietà di sementi specifiche per la coltivazione biologica, che garantiscano una buona resa in termini di granella e di paglia, grazie a un armonico sviluppo dell’apparato radicale, capaci anche di influire positivamente nel bilancio del carbonio dell’azienda agricola e di resistere bene ai cambiamenti climatici. 

Tra le risaie bio dell’Azienda Terre di Lomellina, in prossimità della Garzaia della Rinalda, ha fatto la sua comparsa la Marsilea quadrifolia, un’antica specie di felce considerata estinta nell’areale risicolo di Piemonte e Lombardia dopo decenni di diserbanti chimici. Ciò ben racconta l’impegno a tutela della biodiversità di questa realtà agricola, parte del progetto RisoBioVero, che mette in collaborazione agricoltori, Università e NaturaSì per la messa a punto di nuove tecniche di produzione di riso bio e monitoraggio dei produttori contro le frodi. L’attenzione alla natura e alla terra, nelle mani di agricoltori sensibili, rappresenta una potenzialità enorme anche in termini economici: i parametri di produzione ad ettaro coltivato già solo dopo tre anni di sperimentazione hanno visto dei netti miglioramenti, con immediate ed evidenti ricadute in termini di sostenibilità economica delle aziende agricole.