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Stefano e Rita dell’Azienda Agricola La Fontanazza ci accolgono davanti alla loro casa, dalla quale ha avuto inizio la loro avventura.
“Siamo partiti così” racconta Rita. “Siamo venuti ad abitare in questa casa vecchia con un ettaro di terra e, pian piano, abbiamo iniziato ad appassionarci. All’epoca Stefano aveva una gelateria e nostro figlio Nicolò era piccolo; io, pur essendo figlia di contadini, con l’università mi ero un po’ allontanata dalla terra. Poi, un po’ alla volta, abbiamo capito che questa era la nostra strada. Così Stefano ha lasciato la gelateria e ha imparato a potare; io ho iniziato a fare i mercati, dato che cercavamo di valorizzare i nostri prodotti vendendoli da soli”.
Fin dal principio Stefano e Rita non hanno avuto dubbi sul metodo giusto per fare agricoltura: “Abbiamo cominciato questo percorso convinti fin da subito di fare biologico perché non avremmo usato mai dei veleni”.
Oggi l’azienda si estende per 11 ettari, impostati più che altro a frutteto (ciliegi, albicocchi, susini, peschi, cachi), ma anche a vigneto e uliveto. Negli ultimi tempi, Stefano e Rita si sono avvicinati alla biodinamica: “Ci ha sempre appassionati” spiegano, “ma i corsi che avevamo fatto erano molto teorici. Un corso organizzato nell’ambito di Le Terre di Ecor ci ha per- messo, invece, di concretizzare quello che volevamo fare da anni: abbiamo iniziato a fare più sovesci e a dare i primi preparati”.
Dalle loro parole traspaiono entusiasmo e una ferma convinzione: “Crediamo molto in quanto facciamo e io sono tanto felice di fare questo lavoro. Richiede sacrifici, ma dà anche tante soddisfazioni.
E poi stare tutto il giorno all’aria aperta è quel che mi gratifica di più”. Stefano aggiunge: “La fatica è fisica, ma alla sera, quando hai finito la tua giornata di lavoro, mentalmente si sta benissimo. La fatica non pesa”. Le difficoltà certo non mancano; più delle malattie delle piante, a preoccuparli sono i cambiamenti climatici che hanno trasformato le stagioni, alternando periodi assai piovosi ad altri molto siccitosi. Nella coltivazione dell’albicocco, cui l’azienda è particolarmente vocata, nel periodo della fioritura la pioggia incide fortemente, riducendo il raccolto.
“Ma le gioie migliori sono quando riesci a raccogliere un prodotto che ha superato tutte queste difficoltà”, conclude Stefano prima di salutarci.