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La fattoria Rivalta, come la chiamano Gianni Rivalta e i suoi fratelli, è un’Azienda Agricola che ha alle sue spalle una storia antica. È da 300 anni, infatti, circa dal 1700, che la famiglia conduce questo podere: “Anche noi siamo quelli che si sporcano le mani”, racconta Gianni.
Negli anni Sessanta è il nonno ad acquistare questi terreni, prima condotti in mezzadria. Alla fine degli anni Ottanta, poi, il padre inizia la conversione al biologico, ispirato dai consigli della sorella e, soprattutto, dall’esperienza di un contadino vicino che, intossicatosi gravemente in quegli anni, aveva iniziato a coltivare col metodo biologico. “La scelta è stata condivisa da tutta la famiglia”, racconta Gianni. “Allora io e i miei fratelli Marco e Matteo eravamo dei ragazzi; l’azienda è andata avanti su questa strada e adesso abbiamo preso noi in mano le redini.
Stiamo parlando di circa 10 ettari, 5 sono occupati da frutteti di vario genere, di cui 3 a pesco. Abbiamo inoltre 2 ettari di ortaggi, un po’ di cereali e di coltivazioni estensive”.
Fondamentale è anche la riscoperta di antiche varietà, in un’ottica di tutela della biodiversità tramite il recupero di coltivazioni ormai scomparse. “Come la pesca che chiamiamo vampira, a buccia verde pallido e polpa rosso sangue, che raccogliamo in agosto, o un’altra che chiamiamo limona, pronta in luglio, che assume forma e colori simili al limone e, una volta matura, presenta un ottimo retrogusto”.
Dal 1997 l’azienda ha inoltre affiancato alle coltivazioni l’attività di fattoria didattica, su iniziativa di Marco: “Siamo stati tra i primi a creare un’attività collaterale di promozione dell’agricoltura e del biologico, aperta soprattutto a gruppi organizzati, come le scuole, ma non solo a loro” spiega Gianni.
Questa iniziativa permette di contribuire allo sviluppo della consapevolezza del consumatore e consente di toccare con mano cosa significa biologico: “La problematica principale, anche per lo sviluppo dell’umanità, è quella della presa di coscienza da parte del consumatore dell’importanza di quel che compra” spiega Gianni. “L’atto di acquistare un prodotto infatti può cambiare le sorti del mondo”.