{{getImageAlt(content, null)}}

{{content.title}}

A raccontare la storia dell’Azienda Agricola Vernelli è Marisa, la moglie di Matteo Scardovi, erede di questa azienda familiare che conduce insieme a lei e nella quale coltivano specie tipiche della zona, come pesche, albicocche, susine, ciliegie, cachi, kiwi, mele e qualche pera.
È stato Matteo che, terminata l’università e presa in mano l’attività, ha scelto di imprimerle la svolta fondamentale: la sua sarebbe diventata un’azienda biologica. Centrale per la scelta è stata sicuramente un’esperienza che ha coinvolto Marisa quando ancora si occupava di miglioramento genetico all’università: “Nel 1998 selezionavo nuove varietà incrociando varietà esistenti e ho avuto dei grossissimi problemi di intossicazione legati ai prodotti chimici utilizzati nell’agricoltura tradizionale”.
Così l’azienda è stata convertita al biologico dal 1999 e Matteo si è reinventato completamente, rimettendosi a studiare dopo una formazione universitaria incentrata sull’agricoltura convenzionale.
Il percorso, del resto, asseconda una naturale vocazione dell’azienda, circondata dai boschi e con molte aree umide, zone di ripopolamento dei predatori. “Abbiamo anche un lago, cui dedichiamo molta cura” racconta Marisa, “e siepi che abbiamo piantumato ai confini”.
Spiega, infatti, Matteo: “Già i miei genitori si erano impegnati in questo tipo di attività e l’attenzione all’aspetto ambientale segnava l’azienda ancora prima della conversione. I miei sono stati tra i primi in Emilia Romagna ad aderire alla lotta integrata già negli anni ’80, quando uscì il primo disciplinare ufficiale. Non è neppure mai stato praticato il diserbo: da sempre si ricorreva alle lavorazioni del terreno e a tecniche alternative. Per Marisa, “Un’agricoltura diversa, a casa nostra, sarebbe impensabile”.
L’ultima parola spetta a Matteo che ci affida un pensiero da rivolgere a tutti i nostri lettori: “Credo che il messaggio più breve e incisivo che si possa dare è che, comprando prodotti agricoli biologici, il consumatore fa bene a se stesso, ma senza dimenticare quanto fa bene all’ambiente perché si tratta di prodotti ottenuti davvero con un impatto ambientale bassissimo”.