{{content.title}}

Home / Magazine / {{content.title}}

{{content.extra_fields.abstract.value}}

{{getImageAlt(content, null)}}
Antipasto musicale

A RITMO DI COUNTRY

{{getImageAlt(content, null)}}
Primo Piatto

QUESTIONE DI PROSPETTIVA

Dal poco nasce il molto, sulla scia della musica gamelan balinese e i riti della tradizione sciamanica antica. Come guardare al rallentatore la crescita di una pianta, od osservare un cristallo da molti punti di vista, Music for Mallet Instruments, Voices and Organ tiene l’osservazione fisso sul punto di vista, modificandolo poco alla volta. Questo tipo di lavoro non funziona come sottofondo, ma offre il suo meglio solo attraverso un ascolto intenzionale e dedicato, senza distrazioni; forse qualcosa di inusuale da chiedere oggi. Ma se vorrete provare, allora non vi resta che spegnere il telefono per diciassette minuti, mettervi comodi e lasciare fare alla Musica. 

{{interaction.resource_info.title}}

{{getImageAlt(content, null)}}
Secondo Piatto

TRA PAESAGGI ESOTICI E FANTASTICI

I formaggi

Quando si parla di musica elettronica, si dovrebbe ricordare uno dei più geniali pionieri di questo genere, l’americano Raymond Scott, compositore, inventore, visionario, pianista e ingegnere del suono. Precoce autore di musica dixieland e jazz fin dai primi anni trenta del secolo scorso, non si ferma davanti alle limitazioni tecniche del tempo e arriva costruirsi da sé i primi macchinari per produrre suoni elettronici, prima che esistesse l’industria del settore. In aperto contrasto con l’onda elettronica trip degli anni sessanta, scrive e inventa mondi ironici e stralunati, diventando pian piano una figura di culto per una nicchia di appassionati del genere. Un tour tra i suoi brani online è altamente consigliato!

{{interaction.resource_info.title}}

{{getImageAlt(content, null)}}
Dessert

UN MOVIMENTO DI DANZA

La musica scritta per la danza ha qualcosa di unico. Il movimento che ne deriva è in qualche modo vivo. Se chiudendo gli occhi volessimo provare ad immaginare una coreografia dovremmo contare sette passi poi cinque e tre, nelle loro diverse combinazioni. Allora potremmo tornare ad una sera dell’agosto 1948, quando Louise Lippold danzò questo omaggio a Erik Satie scritto da uno dei compositori più importanti del secolo scorso, John Cage. Che questo brano possa essere una porta aperta per esplorarne la storia ed il pensiero, ancora oggi vivissimo e fertile.

{{interaction.resource_info.title}}


Ascolta la nostra radio!


{{interaction.resource_info.title}}