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Amplificare la rinascita

Cube-nsi

L’esempio di VAIA ci racconta una storia di devastazione ma anche di rinascita, tra innovazione e riscoperta del territorio  per ridefinire la contemporaneità e il mondo in cui vogliamo vivere.

Da una tempesta, portatrice di distruzione, a un progetto di ricostruzione e valorizzazione del territorio, coniugando innovazione e artigianato locale. Il tutto racchiuso in un cubo – il VAIA Cube – un amplificatore per smartphone realizzato utilizzando il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia che, a fine ottobre 2018, seminò la devastazione nell’area montana delle Dolomiti e delle Prealpi Venete. Ideatore di questo progetto è Federico  Stefani il quale – dopo anni di lavoro all’estero –  ha risposto al forte richiamo della sua terra con un’idea innovativa, ispirata alla contemporaneità ma frutto della tradizione artigianale locale.

Federico, raccontaci com’è andata

Come dico sempre, all’origine del cambiamento ci deve essere un momento di rottura che determina una presa di coscienza. Quel momento, per me, è stato la tempesta Vaia, il più grande disastro ambientale negli ultimi 50 anni in Italia e uno dei peggiori d’Europa: appena due ore di pioggia e vento per spazzare via 42.000.000 di alberi. Di fronte a un evento così violento e incomprensibile – che segue quel trend di eventi metereologici estremi frutto dei cambiamenti climatici – mi sono detto: forse è il caso che io mi prenda delle responsabilità. Così sono rientrato da Bruxelles e mi sono chiesto come potevo creare valore, in quel contesto, utilizzando le mie competenze; come potevo mettere le mie idee a servizio del mondo che immagino, un mondo fatto di inclusione e rispetto, nel quale ognuno può dare il meglio di sé. Così, una volta in Italia ho chiamato Paolo e Giuseppe, due cari amici dell’università, per illustrare loro la mia idea di recuperare il legno degli alberi spazzati via dalla tempesta...

Come mai proprio VAIA Cube?

Nell’aprile del 2018 mio nonno aveva intagliato, nel legno di noce, un amplificatore per smartphone. Io – che non amo circondarmi di oggetti – ne ero rimasto particolarmente colpito: mi ha affascinato l’idea che un telefono così moderno potesse essere amplificato grazie all’incavo di un legno intagliato da un ultra novantenne. Dopo la tempesta, l’intuizione è stata immediata: cosa, meglio di quell’oggetto, poteva amplificare la rinascita di quest’area? Ho riunito un gruppo di designer – Gabriele, Alice e Giorgio – con i quali abbiamo deciso di costruire il cubo del nonno come emblema di questa rinascita: il taglio centrale fatto con l’ascia, che spezza ogni volta il VAIA Cube in modo diverso, nasce proprio dalla volontà di riconnettere l’oggetto con la storia di questi alberi spezzati e sradicati. L’idea che una ferita si possa rimarginare grazie al lavoro di tante persone, che non siamo una società usa e getta ma una società che si può riparare e ricostruire.

Avete scommesso sul fare impresa, una sfida non facile nel nostro Paese…

In Italia, la concezione che si può fare impresa creando valore per gli altri non è molto popolare. Interrogandoci su che cos’è la sostenibilità ci siamo detti che non aveva senso fare, per esempio, una raccolta fondi. Abbiamo quindi deciso di creare una startup che metta al centro la sostenibilità economica delle comunità locali e che rappresenti anche un’occasione per promuovere un nuovo modo di fare impresa creando valore e prendendosi cura del territorio. Un progetto che, partendo dal recupero e dalla valorizzazione degli alberi, ha coinvolto boscaioli e segherie, ma anche giovani designer che hanno progettato oggetti poi realizzati da artigiani locali. E che si conclude, a chiusura del cerchio, con la ricostruzione del territorio attraverso la piantumazione di alberi. Inizialmente non è stato semplice, per mesi ho collezionato tanti no. Di fronte a un evento come questo si voleva soprattutto dimenticare e non si coglieva il fatto di poter invece imparare qualcosa… è servito il potere  dell’esempio, unito al nostro entusiasmo, per spingerli a rivedere la loro prospettiva.

Il vostro obiettivo, però, non è mai stato solo quello di vendere oggetti…

Con VAIA abbiamo voluto soprattutto creare una community di persone che costruiscono la contemporaneità in un mondo nel quale si vogliono sentire rappresentati e non esclusi. Questo non è un dettaglio irrilevante, perché ha a che vedere con il creare un senso di appartenenza parlando dei temi che riguardano tutti noi e di come li affrontiamo: cibo, arte, mobilità, consumi, diritti civili… VAIA è una community di persone che parlano di sostenibilità a 360 gradi, disposte a mettersi in gioco, ciascuna diversa dall’altra ma con una sfida comune: una società più inclusiva che metta al centro il rispetto e l’ambiente. È per questo che, quando le persone vengono a piantare alberi con noi, durante quegli eventi organizziamo anche spettacoli, concerti, dibattiti e occasioni di interazione con la natura. L’ultimo è stato la Foresta degli innovatori, al quale abbiamo invitato giovani under 35 che stanno facendo qualcosa per la società, piantando un albero per ciascuno di loro. Dalla nascita di VAIA, sulle Dolomiti abbiamo piantato 70.000 alberi e puntiamo a raggiungere l’obiettivo delle 100.000 messe a dimora.

Come vedi l’evoluzione di VAIA per il futuro?

Oggi siamo sulle Dolomiti, ma stanno partendo dei progetti anche in altre parti d’Italia e del mondo, come la Puglia, con gli alberi di olivo colpiti da Xylella. Inoltre, si parla anche di plastica nel Po, di lana e di altre materie prime che possiamo reinterpretare attraverso la creatività per dare vita a oggetti contemporanei. Per il futuro ci immaginiamo delle community internazionali open source, che mettano a disposizione idee buone per le persone. Da parte nostra, contribuiamo a rafforzare la co- scienza collettiva, partecipando come motivatori  in diversi eventi e intervenendo nelle università  con l’obiettivo di far capire che, se le cose si vogliono davvero fare, si possono fare. E ciò potrebbe anche rivelarsi più facile di quello che sembra.

Ascolta la terza puntata del Podcast Gente che Ci Crede "Dopo la tempesta", dove vi raccontiamo della tempesta Vaia e della startup vaiawood.eu che, partendo da un cubo di legno, ha amplificato il messaggio: il bene comune è da difendere insieme. La storia di un vento di rinascita e di partecipazione, attraverso la testimonianza di Federico Stefani.

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