PODCAST LABORATORIO 2050 - PUNTATA 52

Non in denaro ma in cibo

Alla scoperta del prestito obbligazionario emesso da NaturaSì. Con noi, il presidente Fabio Brescacin, Barbara Nappini (presidente Slow Food Italia) e Nazzareno Gabrielli (direttore generale di Banca Etica).

Fabio Brescacin, presidente di EcorNaturaSì

“Noi come EcorNaturaSì abbiamo 37 anni di vita e fin dalla nostra nascita abbiamo avuto un princìpio: pagare il giusto prezzo agli agricoltori per i prodotti agricoli. Questo, innanzitutto, per una ragione di tipo morale, per non sfruttare il lavoro degli altri. Inoltre perché, pagando il giusto prezzo, l'agricoltore può, come è successo nel nostro caso in questi anni, fornire il prodotto con continuità. Anche nei momenti difficili, quando c'è stata carenza di cibo, noi abbiamo ricevuto il prodotto dai nostri contadini: questo perché abbiamo creato negli anni un rapporto di fiducia che ha permesso di garantirci continuità nella fornitura di prodotto”.

“Oggi vogliamo proporre un salto di qualità perché il cibo non nasce per incanto all'interno del negozio, ma, affinché oggi sia a disposizione, qualcuno ha dovuto pensarci prima: i contadini in particolare, ma anche i trasformatori, hanno dovuto fare degli investimenti. Per questo abbiamo pensato di coinvolgere consumatori, clienti e tutte le persone che lo desiderano, chiedendo non solo di pagare un giusto prezzo ma anche di sostenere l'agricoltura”.

Con questo nuovo progetto, il denaro viene dato a chi può trasformarlo in cibo. Il concetto è di pensare oggi al cibo di domani. Siamo molto contenti perché riteniamo che questa iniziativa possa creare consapevolezza sul fatto che la natura e il cibo hanno bisogno di tempo e quindi il cibo ha bisogno di investimenti che devono essere fatti anni prima per arrivare a compimento. Oggi vorremmo coinvolgere consumatori e clienti perché il cibo è il frutto di una comunità: nessuno di noi può mangiare solo il cibo che produce, tutti noi abbiamo bisogno di altri”.

Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia

“Quella tra Slow Food e NaturaSì è una collaborazione che definirei naturale. Siamo nati più o meno nello stesso periodo, e non è un caso, perché era un periodo in cui il tema del cibo veniva fortemente banalizzato. La cultura predominante tendeva a renderlo meno centrale, a nascondere e marginalizzare tutto ciò che riguarda la produzione degli alimenti e conseguentemente anche il loro consumo. Slow Food e NaturaSì sono quindi accomunati dalla loro genesi, dalla loro età, ma anche e soprattutto da una serie di princìpi legati all’attenzione e al rispetto per ciò che mangiamo”.

“Slow Food e NaturaSì sono costituite da una rete di produttori. Entrambe le organizzazioni si impegnano per creare un sistema del cibo che risulti più convincente di quello imperante. Entrambe, inoltre, agiscono proponendo soluzioni concrete. Credo che la nostra collaborazione sia fortemente legata a questi elementi e quindi sia una collaborazione naturale”.

“Il sistema alimentare imperante produce alcuni paradossi. Il primo è quello dello spreco, che in Italia è pari a circa un terzo del cibo prodotto. EcorNaturaSì ha assunto da tempo un impegno specifico per la riduzione di questo spreco. Un altro paradosso è quello che ormai da decenni il cibo viene prodotto più per essere venduto che per essere mangiato, quindi cibo inteso come commodity da scambiare sui mercati finanziari, anziché come nutrimento per il corpo e per l’anima. EcorNaturaSì, un po’ come Slow Food, inverte la tendenza e trasforma il denaro in cibo, che è quanto di più concreto, necessario e semplice si possa fare. Una semplice azione che ci riporta ad una corretta concezione dell’alimento”.

“Io credo che un altro sistema alimentare sia possibile oltre che necessario. NaturaSì e Slow Food stanno lavorando perché ciò si renda evidente a tutti. Entrambi proponiamo soluzioni concrete. Credo sia venuto il momento di prendere in considerazione queste soluzioni per estenderle su più ampia scala. Perché è evidente che il sistema alimentare che ha predominato fino ad oggi è fallimentare e nei momenti di crisi, anziché sostenerci, mostra tutte le sue fragilità”.

“È venuto il momento di rigenerare il pensiero, il linguaggio, le pratiche agronomiche, i suoli e la nostra visione del mondo. Nella rigenerazione abbiamo bisogno di idee nuove e l’idea di EcornaturaSì di far sostenere attraverso il prestito obbligazionario un certo tipo di agricoltura e la produzione di alimenti di qualità, offrendo in cambio questo cibo, mi sembra assolutamente coerente in questa cornice”.

Nazzareno Gabrielli, direttore generale di Banca Etica

“Un’obbligazione è uno strumento finanziario, collocato dalle banche o da qualunque soggetto, è un contratto con cui chi ha bisogno di denaro si impegna a restituirlo a una determinata scadenza e a riconoscere un premio, un interesse, per questo tipo di prestito”.

“Remunerare un prestito obbligazionario in buoni spesa è assolutamente una novità per il mercato italiano. È una novità molto interessante perché in qualche modo riprende un concetto di finanza etica, quindi una finanza strumentale per costruire economie, dinamiche e relazioni tra persone e organizzazioni. Remunerare un prestito finanziario con un bene, quindi con del cibo, è in qualche modo riportare l’attenzione sul fatto che quel prestito è in funzione della produzione di quel bene, che è un bene di uso comune”.

“Fare finanza etica significa mettere l’accento sulla dimensione strumentale della finanza rispetto all’economia, rispetto alla società, rispetto alle persone. La finanza è come la linfa che va ad alimentare delle piante e le piante sono l’economia, le relazioni tra le persone, la costruzione di valore. Ogni pianta dà frutto. La finanza è la linfa che mette in connessione il risparmiatore con l’investitore, con l’operatore economico, con l’agricoltore. La linfa rappresentata dal risparmio dell’uno arriva a chi, con quel risparmio, costruisce pezzi di economia. Nel caso dell’agricoltore, permette di costruire un sistema di produzione attento a determinate dinamiche, in questo caso al sistema di produzione biologico”.

“E’ un progetto innovativo, un progetto molto interessante proprio perché recupera una priorità di valori che devono essere, secondo noi, alla base delle relazioni economico finanziarie”.

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