La lavanda, in tutte le varianti botaniche, è da sempre apprezzata per le sue proprietà rilassanti, ansiolitiche e antinfiammatorie. Dalle spighe fiorite di questo arbusto tipicamente mediterraneo si ricava l’olio essenziale, oggi la forma più conosciuta e utilizzata della pianta nei settori cosmetico, profumiero, aromaterapico e, più recentemente, anche farmaceutico.
L’olio essenziale, così come lo intendiamo oggi, è però un prodotto relativamente moderno e non compare nei testi antichi, nei quali la lavanda viene invece citata molto frequentemente. Come veniva dunque impiegata in passato in ambito cosmetico?
Le preparazioni più diffuse erano infusi, oleoliti e acetoliti, ottenuti rispettivamente tramite macerazione in olio d’oliva o in aceto bianco. Da sempre utilizzata per profumare la biancheria e tenere lontane le tarme grazie ai suoi fiori essiccati, la lavanda era impiegata anche per il trattamento della pelle seborroica e acneica, soprattutto sotto forma di infuso.
Era considerata inoltre un valido rimedio contro le scottature, sia come infuso sia come oleolito, e trovava applicazione anche in caso di pediculosi, aggiungendo l’infuso ai lavaggi dei capelli.
In alcune zone del Centro-Sud Italia era tradizione lasciare la lavanda a macerare insieme alle rose nei giorni precedenti la festa di San Giovanni, utilizzando poi il preparato per lavarsi il viso come gesto propiziatorio di benessere e purificazione.
Con i suoi fiori macerati in alcool e olio si realizzavano anche profumi artigianali, apprezzati per la loro fragranza delicata e persistente.
Ancora oggi la lavanda occupa un ruolo centrale nella cosmesi moderna, grazie alle sue note proprietà lenitive e antisettiche, oltre che come prezioso ingrediente profumante capace di donare una sensazione di benessere e relax e un piacevole senso di armonia.
